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Alveari a Bergamo: + 193%. Un nuovo modo di fare la spesa

Durante il Covid 19 boom di clientela per i 18 alveari bergamaschi: una modalità ibrida tra Gruppi di Acquisto e Mercati dei produttori

L’idea è nata in Francia nel 2011, ma solo nel dicembre 2015 nasce a Torino il primo Alveare in Italia. Gli Alveari sono punti di distribuzione di alimentari e prodotti per la casa: ricevono direttamente dai produttori a loro collegati la merce che il cliente ordina tramite la sua lista della spesa online. In questo modo sono esclusi rivenditori e intermediari e viene favorito un rapporto stretto tra produttore e consumatore finale.

Come funzionano gli alveari

Il sito alvearechedicesi.it ne spiega il funzionamento, permettendo agli utenti (gestori e clienti) di svolgere l’attività in maniera autonoma. Ogni Alveare ha il suo sito, curato dal relativo “Gestore”. Ogni produttore ha uno spazio di vendita dedicato, dove può gestire il catalogo, i prezzi, le vendite, le distribuzioni. Clienti e produttori possono iscriversi a più Alveari e condividere la vita della comunità.

Per creare un Alveare, si accede al sito e con il sostegno dell’Alveare madre ci si impegna a cercare dei produttori nel raggio di 250 km, consumatori e un luogo per la distribuzione: un bar/negozio, ma anche un centro di aggregazione. Ogni Alveare ha il suo giorno di distribuzione, con orari precisi, fornisce prodotti biologici locali e consente ai produttori di incontrare i clienti, favorendo la filiera corta, ma soprattutto il km0, che garantisce anche una minore produzione di CO2. Purtroppo con la situazione pandemica, si è perso l’incontro produttore-cliente: ciononostante le informazioni sui prodotti non mancano, grazie alla passione profusa dai gestori degli Alveari.

Con la pandemia, in tutta Italia gli Alveari hanno registrato un incremento della clientela di ben il 193%, praticamente un raddoppio: l’auspicio è che, passata l’emergenza, la clientela continui ad utilizzare questo tipo di distribuzione per scelta consapevole e non per necessità.

Altro discorso è come questa nuova modalità di “fare la spesa” si inserisca nel contesto delle più tradizionali forme di consumo critico e consapevole, come i Gas, Gruppi di Acquisto Solidali, e i Mercati dei produttori, dove l’incontro col produttore è effettivo e costante.

Il dibattito è aperto, con i pro e contro di una modalità che – si spera - più che soppiantare i circuiti tradizionali consenta di ampliare il pubblico che usufruisce di questi servizi, che diversamente si rivolgerebbe alla grande distribuzione organizzata o a piattaforme digitali che non hanno attenzioni rispetto ai produttori. Certamente il fatto che una piattaforma francese si incameri una commissione sulle vendite piuttosto alta, è un elemento di cautela, ma al momento in Italia forme alternative stentano a prendere piede.

Tramite la piattaforma l’alvearechedicesi.it il pagamento è anticipato e con carta, per garantire tracciabilità ed evitare il lavoro nero. Della spesa di ogni cliente, l’80% dell’incasso va al produttore e il restante 20% all’Alveare: in questo modo si permette ai produttori di sopravvivere e non dover competere con la grande distribuzione (il guadagno per ogni spesa sarebbe di circa il 6%).

Gli alveari nella bergamasca, tante persone, tante storie

A Bergamo sono presenti 18 Alveari (alvearechedicesi.it/it-IT/assemblies/Lombardia/Bergamo), alcuni dei quali non ancora attivi (anche a causa del covid), come l’Abelase di Solza, sito nel bar dello sport del paese, gestito da Laura e dal sindaco Carla, o come l’Ortaglina di Entratico, negozio al dettaglio di prodotti biologici, gestito da Beatrice.

Alveari di riferimento in città sono il Terza Piuma di Sant’Anna e il Tamarindo di Redona, i primi ad essere nati a Bergamo, ormai nel 2016.

Terza Piuma è un’associazione no profit che nasce nel 2014: per questa sua caratteristica è di riferimento agli altri Alveari, reinvestendo i guadagni in progetti solidali. L’attività favorisce inoltre la rete associativa con cooperative operanti sul territorio. I gestori sono Alessandra, Lorenzo e Monica, che gestiscono anche l’Alveare Levante di Seriate, sito all’interno dell’Oasi.

Tamarindo, creato e gestito da Laura, ha iniziato a distribuire nello spazio Edonè, poi si è appoggiato alla Coop. Namastè alla Dispensa Sociale; negli scorsi mesi Laura ha deciso di aprire anche a Dalmine, paese in cui è cresciuta, l’Alveare Amaranto. Laura è stata d’ispirazione anche per clienti e produttori che, dopo aver conosciuto il progetto dell’Alveare, hanno deciso di intraprendere questa avventura.

In particolare Sara, produttrice agricola, gestrice anche di un agriturismo, prima è stata coinvolta da Alveari milanesi, poi ha deciso di aprire il suo Alveare Comeback di Stezzano, sito nella sua azienda, grazie all’amicizia con Laura. È stato uno dei primi Alveari della provincia bergamasca.

Giada, invece, era cliente dell’Alveare Tamarindo, ma lo spostamento da Casnigo a Redona era impegnativo, per cui nel gennaio 2020 ha maturato l’idea di aprire un suo Alveare. Solo a settembre ha preso il via l’Alveare Fratellanza, sito nell’omonimo spazio del paese.

Simile alla storia di Stezzano è quella dell’azienda agricola Ferri di Arcene: partita come produttrice, rifornendo di ortaggi gli Alveari storici della bergamasca, lo scorso anno ha deciso di aprire il suo Alveare la Libellula, sito nella sede aziendale, sposando il progetto nella sua totalità.

Nel 2018 anche Sissi, scopertasi celiaca, stravolge la sua vita e apre prima una pasticceria con prodotti senza glutine col suo compagno, poi anche l’Alveare Montello. A novembre 2019 apre anche l’Alveare Longuelo e usa come punto di distribuzione lo Spazio Polaresco.

Nel 2017 nasce all’erboristeria Magnolia Shop Boltiere, l’Alveare di Simona, solidale con il km0 e consapevole che la clientela vuole vivere in modo sano e in armonia col Pianeta e la natura.

Un’altra produttrice - gestrice, stavolta di farine/pasta, è Roberta, che, in un primo momento, è stata coinvolta da altri Alveari, poi nel 2020 ha deciso di aprire il suo Alveare ManGioca di Pedrengo. Essendo entrata nel giro dei gestori, ora ha più clienti e fornitori da servire e, con un altro produttore, ha creato piadine.

Un’altra storia di clienti di Alveari, divenuti poi gestori, è quella di Alessia e Giorgio, compagni nella vita che, nel 2019, prima conoscono il circuito e poi subentrano nella gestione dell’Alveare Treviglio.

Poco distante c’è anche l’Alveare Caravaggio gestito da Giovanni e Valeria, anche loro compagni di vita e lavoro.

Altro gestore della bassa bergamasca è Paolo Ivan che per passione ha deciso di intraprendere l’avventura degli Alveari: con il Duca d’Aosta 45 di Romano di Lombardia rifornisce i comuni della pianura est dal novembre 2018.

Tornando in val Seriana, a poca distanza, si trovano l’Alveare Piazza Garibaldi 1 di Alzano, gestito da Luca, che usa come punto di distribuzione la sua pizzeria, sita nell’omonima piazza. Infine si trova ad Abbazia di Albino l’Alveare Topico, sito nell’azienda agricola Ca’ del Stongia, i cui gestori, nonché produttori di carne e formaggi, sono Sara e Alessandro, compagni nella vita e nel lavoro. Questo Alveare è stato tra i primi avviati nella provincia bergamasca, in concomitanza con quello di Stezzano e nell’agosto 2018 è stato rilevato dagli attuali titolari.

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