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Il punto sui GAS

Che fine hanno fatto i GAS

Che fine hanno fatto i Gas?

Serve ripoliticizzare l’atto del consumo

Lunedì 14 febbraio si è tenuto un incontro online organizzato da Ries, la Rete Italiana dell’Economia Solidale, sul tema dei Gas, vale a dire i Gruppi di Acquisto Solidale, che da ormai più di vent’anni sono attivi sul territorio italiano. Nel promuovere l’appuntamento, Ries ha inteso avviare uno spazio aperto e a più voci sull’evoluzione dell’economia solidale.

Lo stimolo per l’incontro è giunto dal dibattito avvenuto nella mailing list nazionale dei Gas a seguito di un articolo comparso il 14 Novembre 2021 sul quotidiano La Repubblica, in cui venivano riportati alcuni dati del sondaggio sul consumo responsabile curato dall’Osservatorio per la Coesione e Inclusione Sociale (Ocis). Gli scambi di opinione nella lista mail ponevano l’accento su vari aspetti, tra cui il dubbio che i Gruppi di Acquisto Solidale costituiscano ancora oggi un fenomeno in crescita e un punto interrogativo sulla quantità effettiva dei gasisti italiani “attivi”, stante la fatica di alcuni Gruppi e l’attuale difficoltà a registrare nuovi ingressi; infine si è posta anche la questione del valore della solidarietà (la “S” dei Gas), che sembra non sia vissuto in modo univoco da tutti i gasisti, anche all’interno di uno stesso gruppo.

Grande interesse e partecipazione al dibattito

E’ quindi emersa in modo forte la necessità di fare il punto e riflettere collettivamente sul tema, per cui la Ries si è attivata per proporre un webinar invitando gli autori dell’indagine Ocis, vale a dire i ricercatori Francesca Forno (Università di Trento) e Paolo Graziano (Università di Padova), oltre a Cecilia Cornaggia (Università Cattolica di Milano) che da più di un anno sta studiando le trasformazioni dei Gas nella città di Milano, contesto dove il consumo critico collettivo sembra essersi riadattato sulla base dei mutamenti culturali della città e dei bisogni degli stessi gasisti.

La risposta è stata fortissima: oltre 350 persone, ‘gasisti’ e consumatori critici, hanno partecipato all’incontro online moderato da Duccio Facchini, direttore di Altreconomia: un dibattito particolarmente stimolante che è andato oltre il tempo a disposizione.

L’auspicio è di riprendere il costruttivo confronto in una prossima occasione, per continuare a riflettere insieme, imparare reciprocamente e lanciare idee per il futuro.

A che punto siamo arrivati

Dagli studi di Forno e Graziano emerge che i Gas sono sempre stati un fenomeno “sotterraneo”, una forma organizzativa molto difficile da censire. Un’indagine molto dettagliata condotta sulla sola Lombardia nel 2013 dall’Università di Bergamo in collaborazione con la Rete di Economia Solidale, ne aveva contati 429 per un totale stimato di 7.122 famiglie coinvolte (si veda Un’economia Nuova, dai Gas alla zeta, Altreconomia, 2013). Un numero che, sebbene probabilmente ancora sottostimasse il fenomeno, era comunque due volte superiore quello dei Gas auto-registratisi nel sito che per anni ha costituito l’unica forma di coordinamento di questo “movimento” (retegas.org).

Rispetto a soli dieci anni fa, il “consumo critico collettivo” e più in generale il ”consumo responsabile” appare oggi non solo molto più diffuso ma anche poliforme, cosa che lo rende ancora più difficile da indagare. L’attenzione e la conoscenza degli italiani rispetto agli effetti sociali e ambientali dei consumi individuali sono, infatti, molto aumentate dentro e fuori i Gruppi di Acquisto Solidale. Questi ultimi potrebbero addirittura essere vittime del loro stesso successo: le pratiche gasiste sono state ‘catturate’ dagli operatori del mercato. Difatti, sempre più spesso vediamo pubblicità di grandi marchi sottolineare concetti come la naturalità e la sostenibilità dei prodotti.

La ricerca di Cecilia Cornaggia ha fatto luce su come i Gas si sono modificati: se da una parte la forte motivazione sociale iniziale si è un poco “annacquata” e i gasisti ora sono più variegati sia nella tipologia che nella motivazione di far parte di un gruppo d’acquisto solidale, dall’altra parte c’è un fiorire di attività complementari, avviate anche grazie all’impegno dei gasisti, come la costituzione di empori e cooperative o di mercatini agricoli a filiera corta. Ciò però non ha determinato la chiusura dell’esperienza dei Gas e la loro evoluzione in qualcosa di diverso, ma ha portato i Gas a essere più fluidi nella composizione e più concentrati sulle attività minime organizzative necessarie per eseguire gli acquisti collettivi. In altre parole, al loro interno si sono consolidate attività per il sostegno e la ridefinizione della piccola distribuzione organizzata, ma si è affievolita l’attività sociale, intesa ad esempio come azioni per influenzare le politiche del cibo (food policy), le politiche ambientali, la lotta per l’acqua pubblica, ecc., che caratterizzavano fortemente la fase di nascita dei Gas.

Quale futuro?

Ci sono ancora grandi potenzialità che i Gas possono esprimere e sviluppare. Ad esempio il fatto che l’esperienza gasista non abbia finora coinvolto le fasce di cittadini a basso capitale economico o culturale, o con poca disponibilità di tempo (l’altra preziosa risorsa necessaria per una buona qualità della vita), mette sul piatto stimolanti riflessioni sui possibili sviluppi futuri. Anche le giovani generazioni sono poco presenti nei Gas, il che pone ulteriori quesiti.

Una delle parole ricorrenti durante il dibattito è stata “ripoliticizzazione”, cioè la necessità di tornare ad agire e far sentire la propria voce attraverso azioni come l’acquisto e il consumo, che sono atti di grande importanza “politica” e sociale, in un sistema come il nostro che si basa sul mercato e sui consumi. Secondo i ricercatori, se da un lato c’è stato un rafforzamento dell’area di mercato che consente l’acquisto responsabile, dall’altro lato spesso ciò avviene in contesti che di responsabile hanno poco. L’espansione del consumo responsabile, quindi, non rispecchia l’anima dei Gas ma, allo stesso tempo, questa anima (il contenuto politico) è più difficile da far emergere se ci si limita alla ‘mera’ attività di acquisto.

Forno ha ricordato la “Guida al consumo critico” del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, strumento prezioso per i consumatori critici e per i gasisti della prima ora. Lì c’erano indicazioni per azioni di buycotting, cioè promozione dell’acquisto da aziende meritevoli, ma anche di boycotting, cioè di boicottaggio, che è un’azione di protesta, più vicina alla politica. Questa parte ora è sparita: i Gas sperimentano alternative creative di consumo, ma poi non fanno denuncia verso le molte azioni di greenwashing, cioè la mano di verde che certe aziende danno alla propria immagine, rimanendo tranquillamente insostenibili.

I nostri tempi richiedono una presa di coscienza forte degli scenari, delle poste in gioco e della propria potenzialità di incidere. Dal dibattito è emerso infatti che, oltre alla proposta sempre più chiara e di successo che offrono i Gas con le attività di consumo critico e responsabile, serve più ‘protesta’, vale a dire ritornare a essere ‘palestre di democrazia’, dove c’è la consapevolezza che la spesa non è un fine ma un mezzo per riattivare la partecipazione all’economia e alla società.

Il dibattito è aperto e l’incontro è terminato con l’augurio di potere presto avere una nuova occasione per continuare il confronto collettivo. Nel frattempo è possibile riascoltare a questo link la registrazione dell’incontro del 14 febbraio trasmesso con diretta FaceBook: https://fb.watch/bwhft-nx4M/

Simonetta Rinaldi

Marzo 2022

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