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Combattere gli sprechi alimentari. La dispensa sociale caso esemplare

Dispensa Sociale. Combattere gli sprechi alimentari

A Coccaglio (BS) una realtà che si ispira da 16 anni ai principi del Last Minute Market, diventa oggetto di ricerca delle università milanesi

Da sempre si sa che l’unione fa la forza e che cooperare vuol dire operare insieme supportandosi, ma spesso dimentichiamo di non essere soli a questo mondo e continuiamo imperterriti ad agire individualmente. Se ci fermassimo solo per un istante a pensare ci renderemmo conto che a ogni scelta, a ogni nostra più piccola e insignificante azione corrisponde una reazione. Tutte le nostre scelte, giuste o sbagliate che siano, non ricadono solo su di noi; l’esempio più lampante è sicuramente quello degli sprechi, di qualunque tipo: c’è una parte di mondo che sperpera e un’altra che si affama. Fortunatamente però esiste chi impiega il proprio tempo a recuperare gli sprechi altrui, come la Dispensa Sociale di Coccaglio, un progetto che nasce da molteplici esperienze maturate nel campo del riutilizzo di derrate alimentari non più commerciabili a causa dei difetti nel confezionamento o perché prossime alla scadenza. Ogni giorno enormi quantità di frutta, verdura e beni alimentari di seconda scelta vengono recuperati e distribuiti alle comunità e a enti non profit presenti sul territorio.

L’idea è nata nel 2011 da un gruppo di persone che, suggestionate dal progetto del professor Segré del Last Minute Market (LMM), decidono di applicare in modo più concreto questo studio sugli sprechi derivanti dai consumi di massa, che potrebbero essere riutilizzati all’interno dei circuiti della solidarietà. È stato poi grazie alla “scoperta” e al supporto di realtà come la Cooperativa Cauto di Brescia che è ufficialmente nata la Dispensa Sociale Alimentare di Coccaglio, una dispensa che la cooperativa bresciana fa funzionare da 16 anni in tutto e per tutto sulla base dei principi del Last Minute Market.

Il progetto non ha solamente finalità di aiuto sociale alle categorie economicamente svantaggiate, ma si pone l’obiettivo di ridurre la quantità di merci destinate allo smaltimento in discarica e/o al termodistruttore, con conseguenze positive per quanto riguarda lo spreco e l’ambiente. È fondamentale capire che non si stanno qui recuperando i rifiuti di chi ha troppo per sfamare chi ha meno, l’attività delle Dispense Sociali vuol essere un modello e una lezione per tutti su quanto sia inutile esagerare e su quanto un po’ di attenzione in più possa fare la differenza. Un modello sostenibile e redditizio per tante realtà: i centri commerciali, le imprese o le istituzioni, gestendo le loro eccedenze in maniera innovativa e diminuendo i costi di smaltimento dei rifiuti, potrebbero beneficiare della diminuzione del flusso di rifiuti destinati allo smaltimento, risparmiando risorse.

L’idea è stata subito apprezzata e sostenuta dai soggetti già sensibili a tematiche sociali: il presidente del servizio Volontari del Soccorso ad esempio ha permesso di allestire il servizio all’interno della Casa della Solidarietà di Coccaglio fornendo spazio e attrezzature; la Fondazione Cogeme, azienda pubblica che si occupa di smaltimento rifiuti nella zona, ha permesso l’avvio delle operazioni stanziando prima un finanziamento e coinvolgendo poi il Comune di Coccaglio come soggetto patrocinante e parte attiva nella stesura del “Protocollo operativo”, il documento che contiene le finalità e il ruolo di ciascuno dei componenti del progetto Dispensa Sociale. Le buone idee sono contagiose, si sa. Nel giro di un anno infatti il gruppo ha raccolto adesioni da gran parte della popolazione e, nonostante le aziende di distribuzione siano ancora un po’ scettiche, il contatto con i centri di raccolta presenti sul territorio assicura una buona regolarità nel reperimento di alimenti tutti certificati e abilitati dalla UE alla distribuzione gratuita.

L’attenzione su questo progetto si è estesa al punto tale da far diventare la Dispensa Sociale Alimentare di Coccaglio uno dei soggetti studiati nella ricerca “Food saving”, curata dalle università milanesi (Cattolica, Statale e Bocconi), allo scopo di monitorare quanto si muove sul territorio in tema di recupero di alimenti. La ricerca sarà reperibile nei prossimi mesi ma per iniziare a ridurre gli sprechi e sfruttare al meglio gli eccessi non serve aspettare…si può iniziare anche subito e da soli.

 Elisa Troiani

 
 
Dicembre 2014

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