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Edilizia, zone sismiche e periferie nell’occhio del mirino

Edilizia, zone sismiche e periferie. Ferrara, la Darsena

Rigenerare in sicurezza e a tutela dell’ambientale

Architetti, ingegneri e ricercatori sono da qualche anno coinvolti in un perseverante desiderio di innovazione e sviluppo verso la sostenibilità, impegnandosi in due ambiti di dibattito, il cui approccio difficoltoso è spesso dovuto - soprattutto in Italia - a un groviglio di burocrazia e malaffare che rallenta e oscura gli interventi sul territorio. Stiamo parlando della tristemente nota dimensione della periferia urbana e delle tragiche condizioni delle zone terremotate.

Durante le fiere e le conferenze dedicate al settore, la nuova architettura green viene presentata attraverso le pratiche del costruire e del recuperare in modo sostenibile e sicuro. È chiara la pertinenza dei temi legati alla sismica e alla rigenerazione dei centri urbani, dove è convenzione parlare di nuovi stili di abitare e di innovazione tecnologica a supporto della progettazione.

Il caso delle periferie

Nei primi due decenni del XXI secolo la riqualificazione e la rigenerazione dei centri urbani si è concentrata nelle aree di margine, ampi - spesso troppo ampi - brandelli di suolo urbanizzato lasciato al degrado, ambientale, architettonico e soprattutto sociale. Mediamente in Italia, la maglia definita “urbana” è costituita da 120 milioni di vani (lo spazio risultante dalla suddivisione interna di una unità immobiliare) di cui 30 sono edifici storici sottoposti a tutela e 70 sono fabbricati, spesso di scarsa qualità architettonica (privi di requisiti antisismici) che formano le periferie urbane.

Non dimentichiamo poi, che allo stato dell’arte deve essere aggiunto il fenomeno sempre crescente del consumo di suolo naturale o agricolo. Ecco spiegato l’interesse, ma soprattutto la necessità di intervenire in queste aree periferiche scomode, degradate, dimenticate. Fenomeni come la gentrification, la rinaturalizzazione o la riqualificazione prendono le mosse da questo rinnovato interesse per i suoli periferici.

Alcuni esempi sono la riqualificazione milanese di Cascina Merlata e degli stabilimento di Sesto San Giovanni, a Torino l’area di Mirafiori, a Roma i quartieri di San Basilio e Cordiale, a Ferrara la Darsena o a Venezia le aree industriali di Marghera e Mestre, così pure il destino controverso di Bagnoli a Napoli e della tangenziale est di Roma.

Pre e post sisma, gli interventi

Differente l’approccio alle aree terremotate. È doveroso aprire questo paragrafo sottolineando l’impegno dell’Architetto Mario Cucinella sul tema dell’architettura sostenibile. Il prossimo curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2018, già noto tra le pagine di questo giornale per aver firmato l’Asilo Balena di Guastalla, è tra i progettisti in prima fila attivi per migliorare le condizioni nelle aree colpite dal sisma del 2012.

L’architetto bolognese ha impiegato 7 milioni di euro del fondo di solidarietà per realizzare un centro per lo sport e la cultura, una casa della musica, una scuola di danza, un centro ricreativo e uno socio-sanitario, ovviamente lasciando traccia del suo stile: un’impronta decisamente green. Cucinella, vincitore del concorso milanese per l’ospedale San Raffaele, deve infatti la sua fama all’impiego di materiali a basso impatto ambientale e sostenibili.

Materiali: legno e cemento ecologico

Parte dei temi legati all’emergenza terremoto vertono proprio sulla nuova edilizia antisismica che immancabilmente strizza l’occhio alla tutela e alla salvaguardia ambientale. Un esempio è quello del cemento ecologico, brevettato dall’Università della Columbia Britannica, in Canada e impiegato a Vancouver e in India, dove si è mostrato in grado di incrementare le prestazioni del calcestruzzo nella miscela cementizia rispondendo meglio alle spinte di trazione e rispettando l’ambiente, in quanto nasce dalla mescola di fibre a base di polimeri e ceneri vegetali (carbone).

Un altro elemento su cui la ricerca in campo edile sta facendo passi da gigante è il legno. Un materiale naturale, in grado di resistere a moti di trazione molto elevati grazia alla disposizione delle fibre. Non sono da sottovalutare, in ultima istanza, i vantaggi ambientali delle costruzioni in legno che proteggono la biodiversità e gli ecosistemi, migliorando altresì la qualità della vita e la salute degli abitanti. Un caso studio di ricostruzione post sisma lombardo è la corte agricola di Schivenoglia (Mn), danneggiata in seguito al terremoto del 2012 e riqualificata con strutture di legno lamellare.

Il tema del recupero abitativo, nelle periferie o dopo un terremoto, non è un problema meramente tecnico. Le indagini preliminari e la stesura dei progetti devono tenere conto di problemi strutturali, funzionali, sociali, storico-artistici, economici, ambientali. Quest’ultimo-arrivato nella lista degli aspetti da valutare, l’ambiente, è il cardine di una nuova visione dell’edilizia sostenibile. Una tendenza? Una moda? Un lusso ancora ad appannaggio di pochi? Proviamo a rispondere tra qualche tempo, quando la consapevolezza della necessità di intervenire con e per l’ambiente avrà una diffusione più capillare.

Ilaria D’Ambrosi

Ottobre 2017

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