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Quanti pianeti per il nostro stile di vita?

Dal 15 maggio risorse esaurite. Servirebbero 2.7 pianeti all'anno

Ogni anno l’Overshoot Day anticipa il giorno in cui la popolazione consuma tutte le risorse disponibili. Una Terra non ci basta più

 

Ma un’altra Terra non c’è, there’s no Planet B.

Se ogni anno ci sono delle “sorprese”, come la pandemia nel 2020 e 21, la guerra in Ucraina nel 2022, ogni anno abbiamo anche le “costanti”: puntuale come sempre, anzi quasi sempre in anticipo, arriva il giorno in cui la specie umana inizia a scavarsi la fossa da sola. Detto quasi letteralmente e fuor di metafora: dal 15 maggio 2022 gli italiani hanno cominciato effettivamente a intaccare le riserve che il Pianeta che gli ecosistemi hanno accumulato nei secoli passati. Detto in altro modo, se tutti gli abitanti della Terra vivessero con lo stesso stile di vita e di consumi degli italiani, in un anno si consumerebbero le risorse di 2,7 pianeti, perché nei primi 4 mesi avremmo già finito tutto il nostro “budget” a disposizione per i 12 mesi.

E c’è chi viene “prima” di noi in questa poco rincuorante classifica: il Quatar a inizio febbraio già consuma tutte le risorse che il pianeta rigenera in un anno intero, mentre Lussemburgo, Canada, Emirati Arabi e Stati Uniti consumano tutto entro marzo. Dall’altro lato ci sono Stati che invece consumano molto meno e questo, oltre a portare squilibri fra nazioni, sposta un poco l’overshoot day medio mondiale fino al mese di luglio: magra consolazione perché i conti non tornano ugualmente, in quanto significa che da agosto in poi tutta la popolazione mondiale consuma quello che la Terra non è più in grado di rigenerare.

Significa tagliare ogni anno sempre più riserve, che non torneranno più ad essere disponibili per noi, per i nostri figli, ma anche per le altre specie e per altri ecosistemi.

Scarsità di acqua, di foreste, di fonti energetiche: già vediamo come la soddisfazione generale dei nostri bisogni diventi ogni anno più difficoltosa e questo incide anche sulla salute stessa del pianeta, che risponde a questo squilibrio in vari modi, ad esempio con i cambiamenti climatici, e ci costringe ad adattarci a situazioni sempre meno ospitali per la nostra specie.

Viviamo in un pianeta non più in equilibrio, con una temperatura (febbre) crescente e una popolazione umana che sarà sempre di più in affanno: negli ultimi 50 anni l’overshoot day si è spostato dal 29 dicembre nel 1972 (quindi in una situazione di quasi equilibrio tra risorse consumate e rigenerate in 12 mesi) a una situazione di totale disequilibrio, il 29 luglio 2021 appunto, con quasi 6 mesi di “apnea”.

Il problema è che, a differenza della guerra o della pandemia, di questi processi di lungo periodo non ce ne accorgiamo, o meglio, sono talmente graduali che non ne percepiamo l’urgenza o la gravità.

Se con la pandemia si è fermato il mondo, con il lento, graduale ma costante esaurimento delle risorse del pianeta invece sembra che non ci sia mai una ragione sufficiente per dare una svolta determinante ai nostri stili di vita, all’economia, alle politiche pubbliche. Non percependo la gravità siamo sempre troppo attenti a non intaccare il nostro benessere acquisito, il nostro piccolo budget che pensiamo di aver guadagnato, accorgendosi solo troppo tardi che il Pianeta-Bancomat tra qualche decennio o qualche anno, non riconoscerà più le nostre “carte di credito”. Forse solo allora ci precipiteremo a cambiare le nostre credenziali e stili di vita, ma il rischio è che sul display ad un certo punto potremmo trovare: Game over, risorse esaurite.

Diego Moratti

 

 

Giugno 2022

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