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Fashion Revolution Week. Bergamo di nuovo protagonista

La “rivoluzione della moda” con la Terza Piuma torna nel 2021 con tante proposte e testimonial per una filiera del tessile più sostenibile

Un percorso ricco di eventi e iniziative

Anche nel 2021 Bergamo è tra le città che partecipano attivamente alla Fashion Revolution Week, la settimana internazionale di sensibilizzazione sul tema della moda critica e sostenibile. In territorio bergamasco l’attenzione su questo argomento parte da lontano: risale a ben 10 anni fa la prima edizione di “Per Filo e Per Sogno”, la fiera del tessile biologico ed ecologico che offre ai consumatori critici un’occasione per fare acquisti consapevoli e conoscere meglio il complesso tema della sostenibilità nella produzione tessile.

Dall’anno scorso, grazie all’impegno de La Terza Piuma, Bergamo partecipa alla settimana dedicata alla “rivoluzione della moda”, per dare un contributo concreto e importante affinché questo settore, importantissimo per l’economia italiana, possa veramente procedere verso una sostenibilità sempre maggiore. Come spiega Alessandra Gabriele, fondatrice de La Terza Piuma e ideatrice dell’iniziativa: “anche per il 2021 abbiamo proposto un calendario di eventi articolato e strutturato su più livelli, in grado di mettere sempre al centro le persone e i valori degli individui, che, uniti, possono generare enormi cambiamenti”. Grazie alla collaborazione con una fitta rete di partner, è stata organizzata una serie di eventi aperti al pubblico, che si terranno nell’arco dell’anno. Dall’unione del mondo creativo della moda con quello dell’arte in generale, nasce una proposta culturale completa che offre approfondimenti su più aspetti a partire dalle soluzioni da adottare nel quotidiano, passando per proposte di stile e produzioni a basso impatto, arrivando a reportage e attività artistiche ad alto contenuto sociale.

L’ottica della Fashion Revolution Week a Bergamo non è proporre un evento fine a se stesso, ma avviare un percorso: il calendario di appuntamenti partito ad aprile 2021 coinvolgerà città e provincia fino all’edizione 2022, momento in cui ricomincerà un altro percorso, seguendo un piano programmatico triennale.

La rivoluzione comincia dal tuo armadio

Gli appuntamenti durante la Fashion Week 2021 sono avvenuti in diretta streaming a cura di “RadioBrusa”, ma sono anche riascoltabili tramite i podcast pubblicati sul sito della web radio (www.radiobrusa.it).

L’evento inaugurale si è tenuto il 19 aprile e ha avuto come protagonista Marina Spadafora, ambasciatrice di moda etica nel mondo, che in dialogo con Alessandra Gabriele ha illustrato le attività di Fashion Revolution Italia, di cui è coordinatrice nazionale, e ha messo a fuoco alcuni dei temi più caldi. Particolarmente importante è il problema che rappresenta uno scoglio difficile da superare per molti brand: accettare e garantire la sostenibilità sociale della filiera. Spesso i lavoratori del settore non possono vivere dignitosamente poiché la paga minima stabilita da alcuni governi, dove sono localizzati molti impianti produttivi, corrisponde solo a un quarto dell’ammontare necessario per vivere decentemente. Questa condizione vessatoria ha, tra le varie conseguenze, anche la necessità per le famiglie di impiegare manodopera infantile e minorile, perpetuando così lo status quo e riducendo la possibilità di riscatto delle future generazioni.

Rispetto ai paesi anglofoni, in Italia l’informazione sui temi legati alla moda critica e sostenibile, è meno agevolata poiché la bibliografia disponibile in italiano è esigua in confronto alle numerosissime opere di autori stranieri, pubblicate in lingua inglese. Marina Spadafora con Laura Ciuni, giornalista, scrittrice e critica di moda, hanno dato il loro contributo per colmare questa distanza, scrivendo un libro a quattro mani dal titolo “La rivoluzione comincia dal tuo armadio. Tutto quello che dovete sapere sulla moda sostenibile”. Qui, oltre ad un’accurata inchiesta su ciò che sta accadendo nel settore, c’è una parte centrata sui segnali positivi che emergono dal panorama della moda italiana e non solo, come ad esempio l’interessante organizzazione Sekem in Egitto, oppure Banuq, marchio eco-friendly con filiera sostenibile completamente africana.

Made in Italy? Il lato oscuro della moda

Nel secondo appuntamento del 21 Aprile, Lorenzo Nava de La Terza Piuma ha dialogato con Giuseppe Iorio, autore del libro “Made in Italy? Il lato oscuro della moda”. Iorio, che conosce bene il mondo dell’alta moda avendo in passato lavorato in quel settore, riesce a offrire un quadro approfondito ma chiaro delle questioni più controverse.

Questo business consuma tantissime risorse naturali, produce inquinamento e sfrutta i lavoratori nei paesi in cui le leggi lo consentono e tutto questo avviene nonostante i notevoli fatturati dell’alta moda, che potrebbero garantire stabilità economica anche se i costi aumentassero quel tanto che basta per garantire condizioni di lavoro giuste o per rispettare l’ambiente. Durante l’incontro l’autore ha discusso di questi problemi con competenza, precisione e anche coinvolgimento emotivo, evidenza della passione per il suo attuale lavoro, oltre che del suo disappunto per le ingiustizie e le situazioni, anche drammatiche, viste nel corso della sua precedente professione, come ad esempio la tragedia del Rana Plaza. E’ fuor di dubbio che non sia facile percorrere la strada del cambiamento per i protagonisti della filiera dell’alta moda, ma Giuseppe Iorio è positivo rispetto alla situazione nazionale: lungo tutto lo stivale e le isole, ci sono ancora tantissime piccole aziende e laboratori che tuttora custodiscono preziose competenze e professionalità costruite nel corso della lunga storia della moda italiana, dalla filatura, alla tessitura, al ricamo, alla confezione, al design. Possediamo un grande patrimonio, il cosiddetto know-how, che ci distingue in quanto a qualità, competenza, stile, capacità creativa. Bisogna però smettere di delocalizzare e decidere in tempi brevi di valorizzare nuovamente tale patrimonio altrimenti, se aspettiamo ancora, tra una decina d’anni potrebbe davvero essere troppo tardi.

Zero Impact

Zero Impact è un progetto nato nel 2020, che consiste nella progettazione di un’etichetta open source quale strumento comunicativo ad alto impatto con riportati in chiaro i dati di costo ambientale dei singoli capi. Questa iniziativa e le certificazioni nel tessile sono state al centro del terzo appuntamento della Revolution Week bergamasca, dove Lorenzo Nava e Monica Cerri de La Terza Piuma, hanno dialogato con Alberto Ottocento di Eurotessile SpA e Giuseppe Allocca di Lofoio.

Le certificazioni attuali sono complicate da capire per il consumatore e difficili da applicare all’intera filiera. Nella visione ottimistica di Alberto Ottocento, in futuro le certificazioni saranno inutili perché la non sostenibilità dei prodotti e delle aziende semplicemente non sarà più ammessa, ma al contempo egli afferma che è assolutamente indispensabile che se ne parli oggi, che ci si informi e si crei la sensibilità corretta per arrivare a tale ambizioso risultato.

Con Giuseppe Allocca, che si occupa di recupero e riutilizzo dei rifiuti tessili proseguendo la tradizione dei cenciaioli pratesi, sono stati affrontati i temi della sostenibilità delle materie prime vergini e del valore aggiunto dal punto di vista etico e ambientale che riveste la materia prima derivante da rifiuti rigenerati in un’ottica di economia circolare, senza dimenticare le caratteristiche di qualità e durabilità, obiettivi fissi di ogni prodotto che vuole essere veramente sostenibile, a prescindere dalla materia prima utilizzata. Un’anticipazione: oltre che impegnato nella produzione tessile, Allocca è un “artigiano teatrante” e sarà nuovamente ospite a Bergamo a settembre per presentare il suo divertente spettacolo teatrale “Genesi del rigenero”, un monologo ironico sui cenciaioli.

Questa e altre iniziative ci aspettano nei prossimi mesi, sempre a cura de La Terza Piuma, con il patrocinio dell’Assessorato all’ambiente del Comune di Bergamo, della Provincia di Bergamo, della Regione Lombardia, del Comune di Corna Imagna e della Comunità Montana Valle Imagna.

Simonetta Rinaldi


Le azioni di Fa.Re Bergamo 2021

Fashion Revolution (Fa.Re) Bergamo lancia diverse tipologie di azioni che continueranno nei prossimi mesi e che sono gli hashtag che seguiranno la campagna sui social a livello internazionale:

#whomademyclothes - con la partecipazione di ragazzi di alcune cooperative bergamasche per creare un’installazione artistica con materiale di riciclo.

#kickofftherevolution - la grande campagna di raccolta di scarpe esauste che partirà a settembre in 9 istituti comprensivi della città e dal 1 giugno in altri 11 luoghi (Edoné, Polaresco, Centri per la Terza Età, ecc.). Le scarpe verranno riciclate e saranno il materiale per il "Giardino di Betty" bergamasco.

#zeroimpact - progetto verso la creazione di un'etichetta open source che quantifichi il peso ambientale dei vestiti che indossiamo;

#fashionrevolutionisyoung - corso di formazione per giovani che vogliono entrare nel mondo dell'economia circolare, solidale, etica con esperti del settore. Le iscrizioni sono aperte.

Tutte le informazioni su www.farebergamo.it


Le origini di Fashion Revolution

Presente ormai in 92 paesi, Fashion Revolution è il più grande movimento di attivismo nella moda. E’ stato fondato da Carry Somers e Orsola De Castro, romana che vive a Londra e che da tempo si batte per una moda più sostenibile, equa e trasparente.

L’idea nasce dalla tragedia del Rana Plaza in Bangladesh, dove il 24 aprile 2013 crollò una fabbrica di abiti causando oltre 1100 morti e più di 2500 feriti. Per la maggior parte erano giovani donne, impiegate in condizioni di lavoro molto vicine alla schiavitù, come purtroppo spesso avviene per la produzione di abiti che compriamo, senza troppo pensare, nei negozi delle vie del centro delle nostre città.

L’accaduto è considerato il quarto disastro industriale nella storia umana moderna. Nonostante furono notate delle crepe sull’edificio e per questo fossero stati chiusi numerosi negozi e una banca che lì avevano sede, l’avviso di evitare di utilizzare l’edificio fu ignorato dai proprietari delle fabbriche tessili presenti, che ordinarono ai lavoratori di tornare il giorno successivo, data in cui l’edificio ha ceduto.

Fashion Revolution è formato da designers, accademici, scrittori, artisti, decisori politici, rivenditori, marchi, produttori, artigiani, lavoratori e appassionati di moda e semplici cittadini sensibili che chiedono al mondo della moda, che ha un profondissimo impatto sociale e ambientale, di impegnarsi a limitare sempre di più i danni che ricadono sul pianeta e sulla vita delle persone.

Maggio 2021

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