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Prove di ripartenza… SOStenibile?

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Dalla tragedia alle opportunità di cambiamento 

Il mondo intero si è fermato, per quasi due mesi. Prima ad assistere impotenti a una catastrofe inimmaginabile, poi a pensare se, quando e come riprendere una vita interrotta così bruscamente. Durante questo spazio di tempo si sono avvicendate riflessioni, ipotesi e considerazioni di segno spesso opposto e contradditorio. Si è detto di tutto e il suo contrario, eppure, ancora oggi, questa pandemia sembra riservare un presente e un futuro quanto mai incerto e imprevedibile, nei suoi effetti diretti e in quelli collaterali.

Questo forzato stop è giunto in una società e un’economia che si stava drammaticamente avvicinando a un punto “di non ritorno” in fatto di insostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e di consumo spregiudicato di risorse. Per molti, questo periodo è stato un’occasione di ripensamento ai nostri modelli di vita e di sviluppo, con l’esigenza di rimettere al centro nuovi valori e nuove priorità economiche e sociali. La globalizzazione e digitalizzazione degli ultimi decenni ha fatto credere che tutto sia sempre possibile e a portata di mano, senza pensare ai costi o alle compensazioni. Ma è quella stessa globalizzazione che oggi più che mai ci ha mostrato che tutto è strettamente interconnesso e che per ogni azione quotidiana dobbiamo necessariamente considerare la catena di attività e ripercussioni che si generano. Una rete di fili invisibili ma potentissimi, che legano ad esempio le produzioni manifatturiere inquinanti e sottopagate in Cina con le speculazioni finanziarie di Wall Street. 

In mezzo ci siamo noi, le nostre famiglie, il nostro lavoro, la nostra qualità di vita, il nostro sistema pubblico con la sanità, il welfare, la scuola e l’ambiente. Tutti noi siamo nostro malgrado succubi di una deleteria polarizzazione tra lavoro (che in Europa manca sempre più) e capitale (che genera guadagni altrove e per un gruppo sempre più ristretto di persone): una polarizzazione che corre inevitabilmente sopra le nostre teste e toglie spazio alla possibilità da parte nostra di mantenere un livello accettabile di qualità della vita: tempo libero, aria pulita, servizi e garanzie per le persone. 

Al di là di facili ottimismi sulle possibilità di cambiamento, pare a tutt’oggi quasi impossibile uscire da questo imbuto. Anche nella fase post-Covid occorre sfidare, dal basso e a mani nude, un sistema di leggi, abitudini consolidate e ignoranza dei complessi e sfuggenti meccanismi di generazione di valore, di cui beneficiano sempre, sempre, gli stessi. Una sfida tuttora ardua, difficile, ma sempre attuale ed emergenziale, per poter cambiare le cose prima che il Pianeta cambi noi. E abbiamo chiaro che per il Pianeta ci vuole poco a farlo e la natura non aspetta altro che riprendersi i suoi spazi. 

Di fronte all’emergenza (e alla paura), di fronte all’evidenza del pericolo, tutti però abbiamo fatto qualcosa che sembrava impossibile, impensabile; l’abbiamo attuato diligentemente e con risultati concreti. In questa fase di ripartenza si ripropone lo stesso dilemma: riusciremo a scardinare le vecchie priorità e non tornare a pensare con le stesse logiche? Riusciremo a non ritenere immutabili le consolidate abitudini di sempre? Troveremo il modo per impuntarci e pretendere un cambio di rotta che, pur rallentando ritmi e consumi, porti a un vero benessere per molte più persone?

Il fatidico virus ha solamente aperto un’enorme voragine davanti a noi, ma certo è che il nostro futuro non dipende tanto dal Covid 19, né dalla voragine provocata, bensì da come - d’ora in poi - saremo capaci di ripianarla. 

Diego Moratti

Maggio 2020

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