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La creatività è donna

La creatività è donna

L’energia della vita che “move il sole e l’altre stelle”

In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 ma prese forza nel 1945, quando l’Unione Donne in Italia celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia già liberate dal fascismo. Da quel giorno, la condizione femminile nella società occidentale è notevolmente migliorata grazie a tutte quelle donne che non si sono accontentate di essere relegate in una posizione di inferiorità biologica e hanno lottato per ottenere uguali diritti e pari opportunità. Una battaglia che è in corso ancora oggi e si schianta spesso contro il muro della violenza, fisica e psicologica, privata e istituzionale, nelle scuole e al lavoro, contro l’aggressività maschile e la mancanza di solidarietà femminile. Tanta è ancora la strada da percorrere per riuscire ad affermarsi, maschi compresi, come esseri umani.

Per le donne, le discriminazioni subite in tanti anni di “segregazione” di genere sono un bagaglio di cui è difficile disfarsi. Un baule di aspettative, speranze disattese, sogni proibiti, trasgressioni colpevoli e sensi di colpa frustranti. Una valigia che conserviamo, ognuna di noi, in qualche angolo del proprio cuore, che affonda le radici nella propria educazione, in qualche rinuncia, sui banchi di scuola o durante qualche colloquio. Eppure, nonostante tutto, chi non ha smesso di credere nella libertà ha fatto grandi cose. E non la libertà che scavalca gli stereotipi di genere, ma quella intellettuale, quel sogno lucido che nutre la mente, la creatività che genera l’impensabile.

Solo nel secolo scorso le invenzioni che portano il nome di una donna e che hanno cambiato radicalmente il mondo, sia esso domestico, scientifico o artistico, sono state davvero molte. Giusto per fare qualche nome e cognome: Melitta Bentz nel 1908 ha inventato il filtro del caffè, Ida Forbes nel 1917 lo scaldabagno, Mary Anderson nel 1903 i tergicristalli, Stephanie Kwolek nel 1966 il kevlar, la fibra sintetica 5 volte più resistente dell’acciaio. Nel 1850 circa la metà delle donne che lavoravano in Gran Bretagna erano domestiche, mentre ora ci sono più avvocatesse, dottoresse e architetti donna che uomini.

In America Latina 20 anni fa lavorava solo il 32% delle donne, mentre oggi le donne che costituiscono la forza lavoro del Paese sono circa il 53%. Nel 1972 negli Stati Uniti le aziende erano guidate per il 96% da uomini, oggi una persona su tre è una donna. Nel 1960 Sirimavo Bandaranaike dello Sri Lanka diventa la prima donna al mondo a essere eletta alla guida di uno Stato, ma da allora sono molte che hanno seguito il suo esempio: dall’inglese Margaret Thatcher alla liberiana Ellen Johnson Sirleaf o all’australiana Julia Eileen Gillard.

Oggi sono circa una quindicina le donne che sono diventate miliardarie e la metà di queste sono in Cina, un paese fortemente maschilista e tradizionalista. Da noi è donna il 58% dei laureati, molte delle quali si iscrive a facoltà come matematica e ingegneria. Chi diceva che le donne non sono portate per la scienza, come Henry Summers, rettore di Harvard, sbagliava, eccome! Nuove ricerche affermano che la mente maschile non ha nessuna abilità innata rispetto a quella femminile. E così nel gennaio 2006, dopo 300 anni di conduzione maschile, la presidenza di Harvard passa a una donna, la storica Drew Gilpin Faust. Nel 2009 è la volta del Nobel in chimica ad Ada E. Yonath, in medicina a Elizabeth H. Blackburn e Carol W. Greider, in economia a Elinor Ostrom, il primo mai assegnato a una donna.

Eppure, quasi vent’anni dopo il passaggio epocale delle laureate sui laureati, le donne continuano a essere poco rappresentate o a rivestire ruoli marginali schiantandosi contro l’ormai noto tetto di cristallo che non ha nulla di panoramico. Eppure le donne, con la loro creatività e forza sono in grado di superare barriere di pregiudizi. Pensate alla francese Sophie German che a fine Settecento, per porre le basi della Teoria dell’elasticità, deve lottare con i genitori e poi fingersi uomo per iscriversi all’università, un destino simile a quello della protagonista del film “Vergine giurata”; oppure a Maria Montessori, che entrerà in rotta con la famiglia perché si interesserà di matematica e biologia, iscrivendosi poi a Medicina contro il volere dei genitori.

Eppure la forza della libertà di pensiero che scardina le convenzioni sociali, proprio come la vita di Frida Kahlo, sono alla base dell’energia che nutre il mondo. Perché una donna libera di essere ciò che vuole, come vuole e quando vuole crea un universo.

Alice Motti

 

All’origine della festa

Era il 3 maggio 1908 quando Corinne Brown presiede al Garrick Theater di Chicago la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista. Quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata “Woman’s Day”, il giorno della donna. Durante la gremita assemblea si parlò dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. Tuttavia bisognerà aspettare fino al 28 febbraio del 1909 perché negli Stati Uniti il Partito Socialista organizzi una grande manifestazione in favore del diritto delle donne al voto, a cui si aggiunsero presto altre rivendicazioni dei diritti femminili.

Tra il novembre 1908 e il febbraio 1909, migliaia di operaie di New York scioperarono chiedendo aumenti salariali e miglioramenti per le condizioni di lavoro. Fu così che nel 1910 l’VIII Congresso dell’Internazionale socialista propose per la prima volta di istituire una giornata dedicata alle donne, ma ci volle una tragedia perché tali rivendicazioni assumessero un’eco mondiale: il 25 marzo del 1911 nella fabbrica Triangle di New York un incendio uccise 146 lavoratori per lo più donne immigrate. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, nacquero delle giornate dedicate alle donne. La data dell’8 marzo è stata scelta nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando vita alla Rivoluzione russa di febbraio.

Marzo 2015

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