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Je suis infoSOStenibile

Je suis infoSOStenibile editoriale

Bergamo, Brescia e ora infoSOStenibile. Cresce ancora la famiglia dell’informazione sostenibile: quello che state leggendo è l'editoriale del primo numero di infoSOStenibile, la nuova testata stampata in 50 mila copie che raccoglie e amplia l’esperienza del mensile BergamoSOStenibile, nato nel 2010, e di BresciaSOStenibile, attivo da un anno. La diffusione della nuova rivista sarà di carattere più regionale, considerando l’interesse che lega le nostre tematiche a quelle di Expo Milano 2015, in cui lo slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita” non è altro che una rappresentazione del concetto stesso di sostenibilità.

Lo sguardo editoriale invece continuerà a spaziare dal locale all’internazionale: vogliamo rimanere con i piedi ben radicati nei singoli territori dove andremo, come sempre, a scoprire e raccontare le buone pratiche di associazioni, enti e imprese legate ai nuovi stili di vita e a un’economia più sostenibile. Ma non ci fermeremo a Bergamo, Brescia e alla Lombardia, bensì continueremo a esplorare un mondo di fatti, curiosità, esperienze che mettono in luce quanto la sostenibilità sia un “fil rouge” che unisce il locale al globale: l’attualità e le novità dall’Italia e dal mondo, una crescente green economy che sta guadagnando terreno sia tra aziende che tra i consumatori sempre più attenti ed esigenti, rubriche sull’alimentazione, salute e benessere, turismo, cultura e società, saranno il nostro modo di promuovere l’informazione SOStenibile a tutto campo.

Ci saranno al momento due edizioni principali, infoSOStenibile Bergamo e infoSOStenibile Brescia, cui si affiancherà un’edizione infoSOStenibile generale che coprirà le molte richieste che provengono da altre province e -orgogliosamente- anche da altre regioni d’Italia. Sarà interessante poter vedere come nelle province vicine o in altre realtà locali si possano ritrovare esperienze e spunti interessanti e allo stesso tempo sarà possibile per ciascun territorio mostrare e dare valore alle proprie realtà di successo o iniziative lodevoli, spesso poco valorizzate dal circuito dei mass media che vivono di titoli di cronaca a effetto, di sterili polemiche appositamente enfatizzate, di gossip e di artificiosi battibecchi politici che riempiono le pagine dei giornali.

Ed è proprio l’informazione uno dei pilastri chiave con cui si può scalfire una società e un’economia ancora lungi dall’essere quella desiderata: la nostra “mission” è proprio quella di divulgare una cultura positiva, costruttiva e contagiosa della sostenibilità a livello amministrativo e politico, come a livello privato, nel mondo dell’associazionismo, delle imprese e delle famiglie.

L’anno dell’esposizione universale di Milano 2015 si è aperto con l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi: per nutrire il pianeta in modo sostenibile occorre molto più dell’energia rinnovabile in senso stretto. Occorre un’energia culturale positiva e aperta all’evoluzione, al cambiamento e all’integrazione, che abbia però, come baluardo inflessibile, il pluralismo e la libertà di espressione quale base accogliente per una democrazia sostanziale, che eviti il ricorso alla violenza per esplorare fino in fondo il potere della parola e del dialogo.

Locale e internazionale sono elementi comunicanti di un unico villaggio globale ed è ormai risaputo che l’azione di un qualsiasi cittadino o lettore in ogni angolo del mondo ha ripercussioni su tutto il resto: come la scelta di andare a fare la spesa al negozio sotto casa ha il potere di influenzare l’intero pianeta e il suo sistema economico e produttivo, così il pluralismo delle fonti di informazione e delle linee editoriali, siano esse piccole testate locali o network internazionali, sono il cuore pulsante e forse l’unica condizione per una società veramente libera. Lottare nel quotidiano per avere la possibilità di scrivere su Charlie Hebdo o su un BergamoSOStenibile qualunque, significa garantire un pluralismo culturale e vera libertà di pensiero. Pluralismo aggredito sì da episodi di violenza, ma anche da un’insostenibile approssimazione di una società spesso omologata al pensiero comune e impulsivo dei mass media. Una società della comunicazione globale, eppure distratta localmente e nel quotidiano, attratta solo dagli abbagli dei grandi eventi universali o dal clamore dei grandi attentati.

Diego Moratti

Febbraio 2015

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