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Eppur (non) si muove

Eppur (non) si muove

Il 26 luglio 2016 un velivolo a ricarica solare in alta quota ha completato per la prima volta nella storia il giro del mondo, percorrendo 40 mila km in 17 tappe, segnando non solamente un semplice guinness dei primati.

Si è piuttosto dimostrato che limiti considerati insuperabili fino a pochi decenni fa possono essere oltrepassati. Tecnologia, scienza e innovazione, combinate con l’attenzione alla sostenibilità e con l’ambizione a un’energia pulita, rinnovabile e non costosa, stanno producendo risultati grandiosi.

Anche rimanendo con i piedi (o le ruote) ben piantati a terra, esistono ormai soluzioni tecniche per una mobilità sostenibile ad ogni livello, da pedonale a ciclabile, per mezzi pubblici o privati, ad uso personale o logistico, economicamente accessibili e spesso anche convenienti. In molti casi il costo iniziale di un investimento green, in qualsiasi settore, dalla mobilità all’edilizia, non è nemmeno il principale freno a queste scelte, soprattutto nel caso di enti pubblici o aziende private che invece otterrebbero in pochi anni addirittura un significativo risparmio.

Emblematico è pure il caso della mobilità ciclabile, accessibile per tutti, ma con impedimenti dovuti in realtà a motivazioni di viabilità, sicurezza e soprattutto - non nascondiamocelo - a comode abitudini.

Oltre ai traguardi raggiunti dalla tecnologia, anche la sensibilità pubblica ha fatto passi da gigante, seppur a vari livelli di consapevolezza. La volontà di orientarsi verso stili di vita più ecologici oggi non manca. Quel che manca forse è una maggiore - o piuttosto – una migliore informazione.

Quella ad esempio che spieghi il perché i numeri della mobilità elettrica in altri Paesi sono di gran lunga superiori al nostro e, dati economici alla mano, sono fonte di occupazione per molti lavoratori e di guadagno per le imprese, che con creatività e innovazione sanno cogliere le opportunità legate alla green economy.

Ciò che ancora manca, nei piccoli comuni come nelle grandi città, sono quei semplici ma preziosi accorgimenti capaci di incentivare, non solo economicamente, una nuova mobilità, nuovi servizi e un diverso modo di pensare e vivere i nostri spazi, urbani o verdi, privati o pubblici.

Edilizia, industria, consumi alimentari e non solo, e naturalmente la logistica e la mobilità, sono ambiti in cui i margini di intervento sarebbero enormi e con un’ampia variabilità di proposte.

Certo serve il coraggio da parte degli amministratori pubblici di mettere dei paletti apparentemente impopolari, serve la capacità di comunicare e motivare i cittadini verso un percorso pur graduale e realistico, ma chiaro nella direzione e determinato nelle finalità di promuovere una qualità di vita migliore per tutti.

Serve la volontà da parte nostra di “sfidare” la pioggia in bicicletta, di non pretendere un inutile distributore di benzina (o di ricarica elettrica) ogni 500 metri o di non voler parcheggiare a ridosso di ogni ufficio o supermercato.

L’8 agosto è stato raggiunto nel mondo l’Overshooting Day, vale a dire il giorno in cui ogni anno l’uomo esaurisce tutte le risorse che il pianeta terra riesce a rigenerare. Da quel giorno in poi la domanda di risorse dell’umanità supera ciò che la natura è in grado di mettere a disposizione.

È come se per costruire una casa si prendessero una parte di mattoni dalle sue stessa fondamenta. I grafici elaborati dal Global Footprint Network sono fin troppo palesi per non impressionare: in Italia ad esempio ogni anno consumiamo 4 volte le risorse naturali a nostra disposizione, mentre se tutto il mondo vivesse con gli stili di vita e di consumo dell’Australia, non basterebbero 5 pianeti all’anno per soddisfare le esigenze di tutti.

Servono altre argomentazioni? La gravità e l’evidenza di questi dati non bastano per cambiare direzione e correre ai ripari? Eppure… eppure non ci si muove.

Se non di quel tanto che fa sussistere la speranza (ancora per poco) che l’inizio della frenata di questo nostro treno in corsa possa evitare di farci sbattere tutti contro un muro preannunciato da decenni. Scelte personali, abitudini consolidate, complessità delle problematiche, atteggiamento e mentalità.

Ognuno ha la sua parte, ognuno il suo pezzo di puzzle da inserire, il proprio tratto di strada da compiere, anche se nel Paese del “tua culpa”, è più comodo trovare le responsabilità altrui.

Non servono teorici voli pindarici, non dobbiamo diventare tutti novelli Icaro per sfidare le leggi della fisica, né attendere soluzioni calate da chissà dove. Se ancora oggi una mobilità sostenibile non decolla, la risposta è prosaicamente molto terra terra, semplicemente da ricercare nel tratto di strada che ciascuno di noi, ogni giorno, si appresta a percorrere.

Diego Moratti

Settembre 2016

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