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Dal cibo alla politica

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Una sfida dal gusto epocale

Una invitante sfida dal gusto epocale: che sia proprio il sistema-cibo la leva per rifondare e alimentare una nuova vera politica?

L’esigenza primaria di nutrirsi quotidianamente potrebbe diventare la chiave per ricostruire e riorganizzare la società secondo i principi del bene comune.

Da un lato il vertice internazionale del G7 agricoltura, dall’altro la diffusione dei mercatini dei produttori a filiera corta. In mezzo noi cittadini. Da che parte stare?

Dopo decenni di globalizzazione, industrializzazione e spersonalizzazione delle merci, la società e le istituzioni devono ora farsi carico di riportare ad un sano e sostenibile equilibrio i tanti fenomeni che stanno minando alla base il nostro vero benessere e il nostro intero Pianeta. Globalizzazione e industrializzazione, inutile negarlo in modo pregiudiziale, hanno portato anche molti effetti positivi sul mondo e sulla sua popolazione.

A dover essere riconsiderato nella sua completezza è invece l’atto quotidiano, forse troppo scontato, di alimentarsi; un atto che sottintende un intero sistema produttivo, distributivo e di consumo e che va ricondotto al suo valore di “azione” per interpretare e realizzare - mangiando - uno stile di vita e una scelta consapevole di cambiamento.

Cosa compriamo, dove acquistiamo i prodotti, da dove questi provengono, quali ingredienti contengono, cosa prevedono le leggi italiane, europee e i trattati internazionali in tema di agricoltura e alimentazione, a chi vanno i finanziamenti pubblici, cosa fanno gli amministratori locali per incentivare politiche di trasparenza nella filiera del cibo: sono domande che per decenni sono state sommerse e oscurate da ingannevoli campagne pubblicitarie e da un innegabile benessere che ha elevato effettivamente gli standard di vita di tutti noi, ma che ora sta chiedendo il conto in termini di qualità della vita e di qualità di un’economia che non sta andando certo a favore della collettività.

Da che parte stare

In questo contesto un errore da non commettere è la semplificazione eccessiva della realtà e una visione poco realistica degli scenari possibili: è fuorviante impostare la questione contrapponendo globale e locale, industrializzazione e conduzione familiare, istituzioni e cittadini. Nel mondo ormai esistono e convivono questi fenomeni che spesso sono l’uno l’alter ego dell’altro.

È impensabile credere di poter fermare alcune tendenze in atto, in taluni casi si tratta di processi in corso addirittura da secoli. Sarebbe un errore, non solo di metodo e di strategia, ma anche di scelta degli obiettivi da perseguire. La ricetta finale non può non tenere conto dell’apporto inevitabile di tutti gli ingredienti presenti nella situazione attuale, come di tutti i fattori interni ed esterni che vanno a influire sulla nostra “degustazione” finale, sociale o economica che sia.

Nelle pagine seguenti trovate alcuni approfondimenti e analisi, programmi di convegni e di percorsi organizzati da enti e attori diversi, rivolti a pubblici e a sensibilità differenti.

Molti saranno gli incontri e gli speciali che da qui a ottobre si moltiplicheranno e proporranno visioni e sfaccettature diverse, apparentemente inconciliabili.

Proviamo ad andare oltre le differenze, ad ascoltare le diverse voci: cogliamo l’occasione di ripartire dal cibo, ovvero dal consumo principe che accomuna tutta la nostra società, per unire le politiche agricole, alimentari, ambientali, commerciali e industriali che lo sottendono e giungere a una ridefinizione unitaria dell’intero modello economico e sociale, verso il quale riorientarci e ritrovarci collettivamente.

Mai come ora abbiamo bisogno di superare i punti di vista particolari e di abbracciare una visione d’insieme che sappia condurre verso una gestione efficace ed equilibrata di questi processi.

Che sappia riconoscere limiti e pregi del sistema attuale per indicare - e poi sostenere - una strada, un percorso realistico attraverso il quale perseguire obiettivi, prefissati, chiari e condivisi.

Una via non semplice, non immediata, all’interno di una strategia ragionata, il più possibile partecipata. È quando manca la vera politica che più se ne sente la necessità, pena l’impoverimento culturale, oltre che economico, di tutta la società. Di cibo ce n’è fin troppo in questo mondo.

Forse solo partendo dalle evidenti contraddizioni di un sistema agroalimentare nel quale ciascuno di noi quotidianamente ha un proprio ruolo e una capacità di scelta, può scaturire una visione di insieme capace di comporre i diversi interessi, senza metterli insensatamente l’uno contro l’altro, ma dando agli stessi una cornice di senso entro cui inserire aspettative legittime ma anche limiti invalicabili, nell’interesse generale della collettività. In fondo questo è l’arduo, ma preciso e non più rinviabile, compito della politica.

Lasciatemi da ultimo invitare a festeggiare insieme i dieci anni di attività della rete di Cittadinanza Sostenibile (C.S.), domenica 11 giugno al Lazzaretto a Bergamo, dove avranno luogo per la prima volta in contemporanea tre eventi, per testimoniare la grande unità di fondo che permea le tante associazioni e realtà che lavorano e operano nell’economia solidale e sostenibile.

All’interno del tradizionale Happening delle Cooperative si terrà la sempre attesissima Fiera del tessile “Per filo e per sogno” e la vivace GasFesta con tanti produttori, laboratori e stand aperti per tutta la giornata.

Le istituzioni e la politica non sono che il riflesso e l’espressione della sua cittadinanza: da ciò l’importanza del lavoro di raccordo, approfondimento, confronto e stimolo della rete di C.S. con le sue anime molto diversificate al proprio interno, ma per questo rappresentative di una larga fetta della nostra società.

Alla base di ogni aspirazione e azione resta indispensabile e ineludibile la formazione di una cittadinanza informata, consapevole, partecipe e costruttiva, condizione primaria per ambire a una politica all’altezza del suo ruolo.

Diego Moratti

Giugno 2017

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