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Andamento lento: energie rinnovabili in crescita timida ma costante. Il Gas supera il petrolio, ma aumenta la dipendenza dall’estero

Energie rinnovabili

Dopo gli anni del boom, la relazione del Ministero dello Sviluppo economico rivela i consumi verdi effettivi degli italiani

Alla luce di una serie di fatti particolarmente rilevanti nell’evoluzione del contesto geopolitico internazionale, lo sviluppo e il calo di diverse tecnologie, come per esempio l’impiego e l’integrazione delle fonti rinnovabili nel sistema energetico, e gli effetti concreti che dovranno essere tra gli obiettivi della legislazione a seguito dell’accordo sui cambiamenti climatici del dicembre 2015 (Cop21, Parigi), in Italia verrà a breve presentata al Parlamento una nuova Strategia energetica nazionale.

L’aggiornamento dei documenti fermi al 2012, con la stesura di un nuovo piano strategico che contenesse i dati sulle trasformazioni economiche dovute al mercato energetico occorse negli ultimi quattro anni, ha motivato la pubblicazione del rapporto preliminare: “La situazione energetico nazionale del 2016”, il cosiddetto SEN annuale, curato da un gruppo di esperti della Direzione generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche del MiSe, il Ministero dello Sviluppo economico.

I dati, seppur in forma sintetica, hanno delineato l’andamento del settore energetico, focalizzandosi anche su come tale ambito si sia consolidato in termini di efficienza e sostenibilità ambientale: le fonti rinnovabili – con un contributo particolarmente rilevante nel settore termico ed elettrico – costituiscono il cuore dello sviluppo energetico del Belpaese che, in anticipo di più di tre anni, ha già raggiunto l’obiettivo del 17,6 % di incidenza delle rinnovabili sui consumi finali lordi di energia, fissato per il 2020 dalle Nazioni Unite.

Energia da fonti rinnovabili

Tra i dati pubblicati nello studio, particolare attenzione è riservata proprio alle statistiche inerenti alle fonti rinnovabili: la crescita dell’energia verde non registra i medesimi ritmi di crescita di cui ha goduto nei primi anni, stabilizzando il proprio sviluppo – dal 2014 in poi – su una linea costante, per la quale si rende ancora necessaria la sperimentazione di strategie meno onerose in termini di consumo delle risorse e delle materie prime.

Nonostante questo, le situazione generale è positiva: tra i dati, spicca quello che sarebbe il sorpasso del gas, passato dal 32,6% al 34,3%, sul petrolio, sceso dal 34,6% al 34,2%, obiettivo annunciato da qualche anno e sempre sfumato, dovuto alla crisi nucleare francese, che ha spinto molto i consumi di gas tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.

A fronte di un incremento del prodotto interno lordo pari allo 0,9%, la positiva contrazione complessiva del 4,8% (rispetto al 2012) della richiesta di energia da fonti tradizionali raggiunge le 107,8 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio); aumenta, invece, il grado di dipendenza dell’Italia dall’esterno, passando dal 75,3% del 2015 al 75,6% del 2016.

Si registra poi un lieve aumento del consumo delle fonti rinnovabili che passa dal 19,2% al 19,6%. Le strategie adottate dalle amministrazioni, nonché la diffusione di strumenti di promozione (dalle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, al nuovo Conto termico ai Titoli di efficienza energetica), hanno generato nel 2016 un consistente risparmio energetico nazionale, quindi la conseguente riduzione delle emissioni inquinanti. Le stime preliminari italiane del 2016 indicano una produzione totale lorda di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili in leggera flessione rispetto al 2014, passando da 120,7 a 105,8 TWh prodotte; il calo più consistente lo registra il settore idroelettrico, continuando a costituire la percentuale (39%) più alta tra le fonti verdi di approvvigionamento energetico.

Le stime riguardanti il fabbisogno energetico impiegato per il riscaldamento hanno dimostrato un andamento differente, registrando un calo dei consumi di energia, parzialmente dovuto anche alle condizioni climatiche globali e all’innalzamento delle temperature, soprattutto nella stagione invernale.

Da evidenziare inoltre che nel 2016 – afferma il MiSe - «si contrae la domanda di energia primaria ma crescono gli impieghi finali (0,9% rispetto al 2015), con aumenti per gli usi non energetici (3,7%) e nel settore civile (1,5%). Nel settore industriale, che nel complesso registra una diminuzione del -1,3%, aumenta però in modo sostanziale il ricorso al gas naturale (7,3%)».

Green energy, green jobs

Il rapporto sulla Situazione energetica nazionale 2016 descrive infine come gli italiani debbano alla green energy un incremento dei valori occupazionali, le cui stime riflettono i valori di spesa ottenuti dalla ricostruzione dei costi per gli investimenti elargiti per la realizzazione di nuovi impianti e dei costi di gestione e manutenzione.

Capofila il fotovoltaico, il cui settore ha portato nel 2016 alla circolazione di 602 milioni di euro per il finanziamento di nuove strutture e 947 per la manutenzione degli esistenti, a seguire le biomasse con 231 milioni per i nuovi impianti e 621 milioni di euro per la gestione e l’idroelettrico rispettivamente con 319 milioni e 554 milioni.

Fanalino di coda il geotermico, che ancora fatica a prendere piede sul territorio italiano.

Chi ben comincia… prospettive future

Il nostro paese ha già notevolmente contribuito agli obiettivi dell’Unione Europea in termini di efficienza energetica, rinnovabili e riduzione emissioni, basti pensare che l’Italia è lo stato precursore nelle politiche di efficientamento energetico per la sua storica dipendenza dall’import e, una volta attuate, queste hanno presto determinato il superamento della media europea, grazie alla forte accelerazione governativa sulle politiche di incentivazione delle rinnovabili.

Nonostante ciò il lavoro è ancora lungo e complesso, per questo il rapporto sulla Situazione energetica nazionale indirizzerà alcuni temi chiave per raggiungere gli obiettivi, ottimizzando le risorse a disposizione (tra cui: l’efficienza energetica tra tutte le rinnovabili; l’evoluzione del sistema gas e di quello elettrico, nonché la liberalizzazione del loro mercato e l’evoluzione del settore della raffinazione e della logistica petrolifera) attraverso una serie di documenti programmatici nazionali, quali il Piano nazionale del Clima e dell’Energia, la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile e la Strategia Nazionale di Sviluppo a basse emissioni al 2050.

Ilaria D’Ambrosi

 

Giugno 2017

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